Da fare c’è n’è ancora, ma questo Aligote 2013 lo voglio portare a casa

Abbiamo la stessa tecnologia, le stesse tecniche di vinificazione, la stessa vite, ma i vini che facciamo sono tutti diversi. Sai perché, caro Enrico? Per la terra, che è diversa qui e in Champagne, e in Franciacorta. È la stessa cosa che avviene per le persone, ed è la nostra ricchezza, qui in Europa” mi dice Tudor Olteano, produttore di vino e filosofo contemporaneo, come direbbe Piercamillo Falasca . E che vino.

Vicino a Iasi, ha recuperato la proprietà di famiglia che gli era stata confiscata con il comunismo. Ha ripreso la coltivazione della vite in 41 ettari, ci ha aggiunto il cuore e un po’ di passione. Ha comprato le macchine, un po’ di soldi li ha messi lui e un po’ i fondi europei, in lavoro di gruppo con la moglie Elena e i figli, ha ascoltato passo a passo i consigli del dipartimento agricoltura dell’Università di Iasi, è andato in giro a vedere come si fa il vino di qualità. Ora le sue bottiglie si trovano in una serie limitata di buoni ristoranti e per la versione retail (ma sempre di qualità) nella grande distribuzione europea.
Bene, ero già contento, apprezzando anche la semplicità del segno grafico, quando poi, a tavola con formaggi, salumi, e sapori romeni, hanno aperto una bottiglia di Aligote 2013.
Ci vuole una pausa, non riesco a spiegarmi. Un bianco, profumo leggero, pulito, luminoso al gusto, a me che non piace il bianco, un passaggio accennato di fruttato, scorre sul palato. E poco dopo un leggero calore mentre scende,a testimoniare la forza. “Ah, ha vinto un premio mondiale”, rispondo. Ne voglio una bottiglia, ho solo bagaglio a mano ma almeno una bottiglia la voglio portare con me. La compro, non voglio un regalo.

Quando nei primi anni 2000 Mircea Cosma, Liviu Dragnea e altri Presidenti venivano a Roma e a Firenze alle prime riunioni di rete con i presidenti delle regioni europee, o quando tenni una lezione forse nel 1994, sui fondi europei per funzionari regionali romeni a Torino su iniziativa della Regione Piemonte, ancora con il programma Phare, si sentiva l’enormità del lavoro. Vabbé, è già ripagato con questo vino, con questa famiglia, con questo pezzo di storia e di civiltà europea che ritorna nella sua giusta dimensione.

Da fare c’è n’è ancora, ma questo Aligote 2013 lo voglio portare a casa, anche se ho solo bagaglio a mano, lo voglio di nuovo assaggiare, e pensare a questi anni di lavoro europeo, alla gente che ho conosciuto e che conosco.

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